I Sustainable Aviation Fuels (SAF) sono ormai al centro del dibattito sulla decarbonizzazione dell’aviazione. Vengono citati in policy, roadmap industriali e strategie di sostenibilità come una delle soluzioni più promettenti per ridurre l’impatto ambientale del trasporto aereo.
Tuttavia, tra il riconoscimento del loro potenziale e la loro reale diffusione su scala industriale esiste un divario significativo, fatto di complessità tecniche, operative e infrastrutturali spesso poco raccontate.

Cosa sono i Sustainable Aviation Fuels (SAF)
I Sustainable Aviation Fuels (SAF) sono carburanti alternativi al jet fuel convenzionale, progettati per funzionare nei motori aeronautici esistenti senza modifiche significative. La loro caratteristica principale è che derivano da materie prime non petrolifere, come oli e grassi di scarto, rifiuti agricoli o urbani e CO₂ catturata dall’atmosfera.
Dal punto di vista chimico e prestazionale, questi carburanti mirano a replicare il più possibile le proprietà del cherosene tradizionale, mantenendo sicurezza, affidabilità e densità energetica compatibili con i requisiti dell’aviazione civile.

Perché i SAF sono considerati una soluzione chiave per la decarbonizzazione dell’aviazione
Il settore dell’aviazione è tra i più difficili da decarbonizzare perché richiede combustibili ad alta densità energetica e infrastrutture globali consolidate.
I SAF sono considerati una leva importante perché possono ridurre significativamente le emissioni di CO₂ lungo l’intero ciclo di vita, fino a valori comparabili a obiettivi net-zero e consentono l’utilizzo delle flotte esistenti con modifiche minime.
I SAF sono davvero sostenibili?
La sostenibilità dei SAF non è un fatto automatico, ma dipende da diversi fattori:
- tipo di feedstock impiegato, che determina il bilancio reale delle emissioni e l’impatto sull’uso del suolo e sulle filiere alimentari.
- efficienza e impatto del processo di produzione
- disponibilità e conflitti d’uso delle materie prime
Non tutti i feedstock hanno lo stesso profilo di emissioni o di impatto sociale. Per esempio, usare oli di scarto o rifiuti riduce gli impatti rispetto a coltivazioni dedicate che potrebbero entrare in competizione con l’alimentazione o l’uso del suolo.
Come vengono prodotti oggi i Sustainable Aviation Fuels
Esistono quattro principali rotte tecnologiche per produrre SAF:
- Alcohol-to-Jet (AtJ) – converte bioetanolo in SAF tramite disidratazione e successiva sintesi, integrando tecnologie come Hummingbird® per convertire l’etanolo in etilene.
- HEFA (Hydroprocessed Esters and Fatty Acids) – la tecnologia più applicata oggi, idrotratta oli e grassi per ottenere carburanti di alta qualità.
- Gasification Fischer-Tropsch (GFT) – trasforma biomasse o rifiuti in syngas e poi in idrocarburi tramite sintesi Fischer-Tropsch.
- Power-to-Liquids (PtL) – usa idrogeno verde e CO₂ catturata per sintetizzare combustibili tramite processi elettrochimici, la via più sostenibile ma anche più costosa.
Queste tecnologie sono già in fase di applicazione commerciale in diversi progetti globali, con collaborazione tra grandi player del settore.
Se le tecnologie esistono, perché i SAF non sono ancora diffusi su larga scala?
Nonostante le tecnologie per produrre SAF siano mature o in rapido sviluppo, la produzione su vasta scala resta limitata per diverse ragioni:
- alti costi di produzione, legati a processi ancora energivori, a feedstock sostenibili limitati e a investimenti impiantistici elevati, che rendono difficile raggiungere la parità economica con il jet fuel fossile.
- disponibilità limitata di feedstock sostenibili
- complessità degli impianti e necessità di expertise ingegneristica avanzata
- esigenze di continuità operativa e certificazioni
Queste barriere rendono difficile passare dalla produzione pilota a un sistema industriale diffuso.
Come trasferire i SAF?
Nel percorso che va dal deposito alla distribuzione, uno degli aspetti operativi più delicati è la movimentazione dei fluidi: estrazione, trasferimento e caricamento verso serbatoi, autocisterne o impianti di distribuzione, mantenendo la qualità del prodotto e minimizzando i rischi. Per i SAF — che spesso vengono stoccati o miscelati in serbatoi di grandi dimensioni e che devono mantenere elevati standard di purezza — è qui che tecnologie specifiche come i bracci flottanti di aspirazione dimostrano il loro valore pratico.
I bracci flottanti sono dispositivi progettati per aspirare il liquido dalla parte superiore della massa nel serbatoio, evitando di prelevare strati più profondi dove possono accumularsi impurità, acqua o sedimenti.
L’imboccatura del braccio resta infatti sempre coperta dal liquido pulito grazie a un sistema di galleggianti che segue l’andamento del livello stesso. Questo permette di:
- ridurre la possibilità di contaminazione del prodotto, mantenendo l’integrità dei SAF durante la movimentazione;
- ottenere un prodotto più uniforme e di qualità costante, particolarmente importante quando il carburante sostenibile è miscelato con altri componenti;
- garantire operazioni più pulite e sicure, riducendo il rischio di prelievo di materiale indesiderato che potrebbe compromettere processi a valle.
I bracci flottanti sono disponibili in vari modelli per serbatoi interrati o fuori terra, con materiali adatti anche ad ambienti ATEX, e con configurazioni che permettono l’adattamento a diverse condizioni operative nei depositi di carburanti.
In sostanza, integrando bracci flottanti nella gestione dei SAF si supporta non solo la movimentazione fisica del carburante, ma anche la qualità e la sostenibilità operativa dell’intera filiera dei carburanti sostenibili per l’aviazione.

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